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 | SFRATTO PER RADIO 2000 BLACKOUT A TORINO di Andrea Doi |
| | 28/01/2010 16:44 | Altre in (Radio e TV) | | | Arriva lo sfratto per Radio 2000 Blackout, la prima e unica radio
(frequenze 105.250) “libera dell'etere torinese”. |
| Già, questo era lo slogan quasi urlato da una giovane voce nel lontano
1992, quando i ragazzi dei collettivi universitari legati alla Pantera
e altre realtà antagoniste locali decidono che sia arrivato il momento
anche per Torino di avere una, come si diceva un tempo, “radio di
movimento”.
A Roma da anni c'è Radio Onda Rossa, a Padova Radio Sherwood, Radio
Onda d'Urto e così via.
«Il movimento della Pantera era finito da poco, era in pieno sviluppo
il movimento delle occupazioni dei centri sociali e delle case
occupate – spiegano dalla redazione della radio - Con molto
entusiasmo, poca esperienza e significativi sacrifici economici
abbiamo pensato di provare a usare un microfono, un mixer e un’antenna
per trasmettere musica ed informazione di una parte che normalmente
non ha voce nei mass-media».
Radio Blackout ha sempre avuto molti amici nei centri sociali, nelle
case occupate. Anzi. È la voce di queste realtà, che, soprattutto
nell'ultimo anno, hanno ingaggiato un braccio di ferro con
l'amministrazione comunale.
Ma ha anche amici tra i musicisti e gruppi che hanno reso Torino
famosa in tutta Europa, non solo per la Juventus o la Fiat: Subsonica,
Africa Unite, Mau Mau, Fratelli di Soledad, sono solo alcuni nomi di
chi ha trovato in passato tra le frequenze di Radio Blackout una casa.
«Abbiamo inizialmente affittato uno stabile privato ma, non avendo
alcuna forma di finanziamento pubblico o privato e non trasmettendo
pubblicità, non riuscivamo a starci nei costi ed è cominciata una
trattativa con il comune di Torino conclusasi temporaneamente con la
sistemazione di via Antinori fino ad arrivare all’attuale sistemazione
di via Cecchi – continuano dalla radio - In questo stabile siamo da
quattro anni e paghiamo un affitto agevolato al Comune come tutte le
associazioni cittadine senza scopo di lucro e come tutte le radio
comunitarie presenti sul territorio nazionale in genere ospitate in
locali comunali».
Ma dopo una campagna del centrodestra, che vede nella radio un «covo
di teppisti e fiancheggiatori del terrorismo», arriva, inatteso, lo
sfratto.
A dicembre con una lettera dall'amministrazione firmata dagli
assessori Marta Levi e Mario Viano, viene intimato alla redazione di
Radio Blackout di lasciare i locali di via Cecchi entro e non oltre il
31 marzo 2010, rifiutando di fatto il rinnovo del contratto.
«Facendo così si nega per intero tutto ciò che Radio Blackout è, senza
compromessi, senza se e senza ma. Si nega la sua stessa esistenza. In
questo c’è la volontà di mettere un bavaglio alla circolazione libera
di informazioni, alla cronaca di eventi e manifestazioni che possono
diventare scomode, ma che altrimenti non avrebbero alcuno spazio, alla
libera propagazione di musica nell’etere» - denunciano.
Oggi il direttore responsabile di Radio Blackout è Giulio Steve e
intorno alla radio lavorano volontariamente ottanta ragazzi, tra dj e
giornalisti indipendenti.
Da via Cecchi giurano che non se ne andranno così facilmente, per
rispetto di «tutti coloro che hanno a cuore la libera circolazione
delle informazioni, notizie e musica».
Intanto è già incominciata una vera e propria campagna di solidarietà,
per convincere il Comune a tornare sui suoi passi. In molti hanno
aderito: dall'Associazione Nazionale Partigiani di Italia agli artisti
nostrani e non, evidenziando così l'importanza per la nostra città di
avere una voce indipendente. Anche se fastidiosa per qualcuno.
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Il sito di Radio Black out
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Radio Black out su facebook
http://www.facebook.com/pages/Radio-Blackout-105250/55260639179
Radio Balck Out: la voce su wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Radio_2000_Blackout
L'editoriale di Articolo21 su Radio Black out
http://piemonte.indymedia.org/article/7137
Radio Black-out: affitti , profitti e incompatibilità
http://www.radioblackout.org/2009/affitti-profitti-e-incompatibilita/
http://piemonte.indymedia.org/article/6422 |
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